Giovani sposi

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Questa settimana ho incontrato tre giovani (due ragazze e un ragazzo) che hanno deciso di sposarsi prima dei venticinque anni.  Non c’era nessuna necessità di farlo, solo una libera scelta della coppia. Non avevano una situazione economica definita (si è definita meglio successivamente); non avevano tutte le sicurezze e garanzie che normalmente vengono ritenute essenziali, … eppure hanno deciso di sposarsi: e sono contenti di averlo fatto.

La cosa mi ha piacevolmente colpito perché mi conferma in una convinzione che ha delle conseguenze importanti sul piano educativo: in un’epoca di grande precarietà sul piano economico e lavorativo, l’unica stabilità di vita la si può avere nelle scelte personali che coinvolgono l’identità della persona; per questo noi educatori dovremmo riconoscere e lavorare maggiormente su questa priorità.
La stabilità della persona, infatti, non si appoggia su circostanze esterne e non può essere ricercata nella professione, nello status economico o nella posizione sociale, ma solamente nelle scelte che strutturano l’identità, che identificano la persona nel suo essere e nel suo posizionarsi liberamente rispetto alla realtà.

Questo elemento educativo lo trovo piuttosto assente nella mentalità comune, anche all’interno della comunità cristiana. Spesso anche noi acconsentiamo ad altri modelli di riferimento che rischiano di schiacciare le persone nell’attesa di circostanze che, forse, non si realizzeranno mai, alimentando il livello della frustrazione di molti giovani.
Perché -invece- non aiutare a riconoscere un altro fondamento? Perché, non aiutiamo a riconoscere che la roccia su cui fondare la propria vita (e la propria casa) non è un contratto a tempo indeterminato (che peraltro sarebbe un atto di giustizia), ma sono le scelte che ci identificano e su cui ognuno è chiamato a fondare la propria vita affrontando le circostanze proprio a partire da esse?

La parabola della casa costruita sulla roccia (Mt 7,24-27) è molto interessante da questo punto di vista. Mi ha sempre colpito che nelle due situazioni diverse citate dalla parabola, non cambiano le circostanze esterne, ma diverso è solamente il fondamento. Per ognuno ci sono pioggia, vento e inondazioni, ma resiste solo chi è fondato sulla roccia.
Cosa rappresenta questa roccia? Non credo che Gesù pensasse ad un conto in banca o a una buona assicurazione, ma a chi ascolta le sue parole e le mette in pratica, a chi sceglie di fondare la propria vita sulla sequela di Lui o – comunque – su scelte forti e identificanti.

Mi chiedo se stiamo lavorando in questa direzione che Gesù ci indica. Se diamo una vera speranza ai giovani che ci chiedono un accompagnamento.
I., S. e F. probabilmente hanno incontrato qualcuno che li ha liberati dall’aspettativa delle circostanze favorevoli e ha fatto loro vedere che era possibile dare un orientamento alla propria vita mettendo in salvo quello che a loro stava più a cuore. Forse anche le circostanze successive sono state vissute con un altro spirito, sia quelle favorevoli che quelle più difficili, perché quando abbiamo messo al sicuro quello che conta di più, tutto il resto diventa davvero relativo.

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