Il popolo di Dio nella notte

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Un po’ a tratti e in modo discontinuo questi primi mesi di parrocchia sono stati accompagnati dalla lettura di questo libretto che ha già 40 anni, ma che a me pare molto attuale.
Padre Eloi Leclerc, frate minore francescano, è stato molto importante nella mia adolescenza per un testo -“La sapienza di un povero“- che mi ha aiutato molto.
Lo scorso anno ad Assisi ho trovato questo altro suo libretto che mi ha incuriosito.
Mi sembra un testo di grande valore di cui riporto solo parte dell’epilogo.
La prospettiva che presenta, a partire dall’esperienza dell’esilio di settanta anni del popolo d’Israele in Babilonia, è quella di un popolo che si vede privato di ogni riferimento identitario istituzionale e che è condotto al cuore delle propria esperienza religiosa, percorrendo la via della interiorità. Da questa prospettiva, accompagnato dalla parola dei profeti, Israele comprende che quanto è accaduto non è stata una maledizione, ma una grande opportunità per ricuperare la verità della relazione con Dio e dell’essere suo popolo, sebbene attraverso una via dolorosa e di spogliazione.
Probabilmente è la prospettiva verso cui anche noi siamo incamminati se è vera la proiezione (profezia?) che il giovane teologo Joseph Ratzinger proponeva alla fine del 1969: 

Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.
Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.
A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti.
Ma io sono certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, che ha già fatto fallimento con Gobel, ma la Chiesa della fede.
Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura ed apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte” (J. Ratzinger, 24 dicembre 1969)

Per chi volesse leggerlo, il testo di Eloi Leclerc è stato scansionato e messo on line

Il popolo di Dio nella notte

Epilogo

La notte non è mai mancata ai credenti.
Sinora, tuttavia, essa sembrava riservata a un élite: ai santi e ai mistici.
La grande massa si lasciava portare dall’Istituzione. La Chiesa, forte della sua armatura gerarchica e della sua posizione sociologica dominante. si ergeva al di sopra dei popoli, con una autorità sovrana. Essa era la voce che insegna, il faro che illumina, la spada che taglia. Bastava ascoltarla e guardarla per sapere che pensare e che fare. Tutto era chiaro e sicuro.

Ma ecco che oggi l’Istituzione stessa s’è oscurata. Sloggiata dalla sua posizione privilegiata nel mondo, la Chiesa si vede contestata al di dentro e al di fuori. E le succede di esitare, di cercare la sua strada e di apparire con il volto del Servo.
Molti, vedendola in questo stato, sono turbati e smarriti. Non trovano più in essa il riparo che li proteggeva. Oggi non vi sono più luoghi protetti.
Sin dalla sua più giovane età l’uomo è gettato in un mondo dove tutte le opinioni, tutte le credenze e tutti i sistemi di valori si fiancheggiano apertamente. In questo mondo pluralista, la fede non può più essere semplicemente una lezione imparata. Esige una scelta di valori, un approfondimento nell’esistenza. Essa è dunque legata a un cammino umano. E nessuno può fare questa esperienza al nostro posto.
Oggi, come al tempo dell’Esilio, il credente è lasciato alle sole forze del suo cuore; è rinviato all’essenziale nudità dell’uomo. Egli non sa più in anticipo quali sono le vie di Dio.

In questo spogliamento, la fede diventa una avventura che si congiunge alla grande avventura umana. Essa non è più qualche cosa di aggiunto. Il credente cammina con gli altri uomini: nella medesima notte. Anche lui deve ascoltare le voci profonde del mondo e lasciarsi interpellare da esse. Ed è proprio al livello di questo cammino umano, che egli è invitato a comprendere in un modo nuovo la Parola e a scoprire i segni.
Questa fede spogliata si apre ai quattro venti dello Spirito.

Oggi, come ai tempi dell’Esilio, lo Spirito soffia. E soffia in tempesta, precisamente là dove tutti i muri sono crollati. E il suo soffio è un soffio d’universalità. Esso rinnova e raccoglie gli uomini che vengono dagli orizzonti più lontani.
Un nuovo popolo di Dio è in procinto di nascere, al di là di tutte le linee di divisione tradizionali.

«Che vedi tu, Geremia?», aveva domandato Jahvé al suo profeta, alla vigilia del disastro che stava per piombare su Giuda. Il profeta aveva risposto: «lo vedo un ramo di mandorlo». E Jahvé a sua volta: «Hai visto bene, perché io veglio sulla mia parola per adempirla» (1 Geremia, 1, 11-12) .
La stessa parola ebraica «shé – qed» designa il vigilante e il mandorlo.
Per il profeta, l’immagine graziosa del mandorlo non aveva niente di rassicurante. Significava che Jahvé vegliava all’esecuzione delle sue minacce; essa annunciava che la disgrazia stava per accadere.
Ma alcuni anni più tardi, quando il paese non offriva più che uno spettacolo di desolazione, Jahvé disse a Geremia: «Come ho vegliato sopra di loro per strappare, abbattere e distruggere, per rovinare e nuocere, così veglierò sopra di essi per edificare e piantare» (2 Geremia, 31, 28).
Il profeta si è ricordato allora del ramo di mandorlo?
Il mandorlo è l’albero precoce che non aspetta la fine dell’inverno per annunciare la primavera: ha fretta di fiorire. Sui suoi rami nudi, ancora assiderati, la vita nuova esplode. I piccoli fiori bianchi spuntano e sfavillano fin sul più alto ramo. Nel paesaggio desolato, il mandorlo in fiore è un superamento luminoso. E il ramo fiorito brilla come un’alba nel mezzo della notte.

Al di là della tormenta e della devastazione, la Parola sulla quale Dio non cessa di vegliare è sempre la Promessa.
L’inverno continua sui nostri solchi. Ma già in qualche posto, allo sguardo della Chiesa, un ramo di mandorlo è fiorito.

Eloi Leclerc, Il popolo di Dio nella notte,
Edizioni Biblioteca Francescana, Milano 1981, pp. 145-148

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