La missione parte dall’ascolto

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In queste settimane in cui ci stiamo interrogando e verificando sulla missione nella nostra comunità, la domanda che ci poniamo è sempre la stessa: da dove cominciamo?
Per anni siamo pensavamo che fosse sufficiente una convocazione per incontrare la gente; ed in effetti per molto tempo ha funzionato. Ma oggi? Non solo per le nostre comunità, ma in tutti gli ambiti di vita, l’istituto della convocazione è in crisi: a scuola, nel lavoro, nei condomini … rispondiamo a delle convocazioni solamente se ci sono interessi forti o se non ne possiamo fare a meno.
Può la missione partire da una convocazione? A mio parere non più.

Cito spesso un libretto pubblicato per il 40° anniversario della fondazione della Parrocchia della Resurrezione, dove si racconta l’esperienza degli inizi vissuta da don Oreste, don Romano, don Sisto e don Elio; spesso si narra che don Oreste e gli altri preti con lui convocassero riunioni di capi famiglia per ascoltare quali fossero le esigenze di quel quartiere in cui erano stati mandati a fondare una nuova parrocchia. Interessante che a partire da questa prospettiva e da questo ascolto sincero e libero, emerse la scelta prioritaria di dare vita ad una scuola materna (l’asilo). In quella esperienza la chiesa parrocchiale fu l’ultimo edificio ad essere costruito.

Anche Gesù parte dall’ascolto delle persone, lui che conosceva i cuori e i pensieri. Proprio lui non rinuncia a domandare e chiedere: cosa posso fare per te?
C’è un racconto nel capitolo 9 di Marco, in cui si narra che Gesù interviene a fronte di un apparente fallimento di guarigione dei suoi discepoli. Un ragazzo, posseduto da uno spirito e condotto a Gesù dal padre, ha le convulsioni e si dimena alla vista di Gesù; ma Gesù non interviene; prima interroga il padre, lo ascolta, fa emergere il suo dolore, la sua domanda di salvezza e conduce quel padre ad una professione di fede possibile.
Il testo è impressionante perché mentre Gesù parla con il padre, il ragazzo sta male e si dimena a terra, apparentemente senza che Gesù se ne curi troppo. Gesù si sofferma di più ad ascoltare il padre perché ha bisogno della sua fede per compiere la guarigione.

Secondo il pensiero della gente noi cristiani non ascoltiamo; abbiamo delle sentenze da pronunciare; abbiamo dei giudizi da esprimere su tutto e su tutti: per questo a molti risultiamo antipatici.
Quale stupore potremmo suscitare se, per qualche volta, ci ponessimo in ascolto vero e sincero e facessimo emergere le domande vere delle persone, anche quando vengono espresse in modo impreciso e imperfetto. Che stupore potremmo suscitare se ci facessimo carico in modo vero e non istituzionale o formale delle domande più profonde delle persone…

Dalla priorità data all’ascolto nasce -ovviamente- una questione sulla priorità di impegno: è più importante andare o farsi trovare da chi ti cerca? “E’ più missionario” andare nelle case della gente oppure essere sempre disponibile e reperibile per accogliere, ascoltare, accompagnare chi ti cerca? E’ una questione che incide sulla diversità di carismi, ministeri, sensibilità e vocazioni. Ci sono alcuni che sono chiamati ad andare e altri ad attendere chi torna… per questo la missione non può essere una questione individuale, ma è sempre l’espressione corale di una comunità che, insieme, si pone alla ricerca ed è disponibile all’accoglienza di chi chiede di essere ascoltato.

La missione richiederà poi un discernimento attento, proprio a partire dall’ascolto, perché, se da una parte tutte le persone debbono essere accolte, non tutte le domande possono trovare in noi una risposta. Non possiamo – per esempio – lasciarci ridurre ad un ente assistenziale o ad una ONG (come disse papa Francesco nella sua prima omelia).
Quando a Gesù chiedono un segno dal cielo per poter credere, lui reagisce con forza!
Noi dobbiamo riconoscere le priorità del nostro impegno nel dare risposte e, ancora una volta, lo possiamo fare solamente insieme.

Nella Evangelii gaudium papa Francesco ci invita a anche a verificare se tante strutture  ereditate dal passato ci sono ancora utili o rappresentano una zavorra nella prospettiva della missione; non si tratta solo di strutture immobiliari, ma anche di strutture pastorali che chiedono di essere ripensate e rivalutate (riformate) di fronte alla priorità dell’annuncio del Vangelo. Anche questo è un esercizio di ascolto dei segni dei tempi, della volontà del Signore, della effettiva sostenibilità di un certo modello di impegno.

La missione parte dall’ascolto. Il Signore ci renda una comunità con le orecchie aperte per ascoltare il Vangelo, i segni dei tempi e le domande di salvezza della gente.

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