Parole maestre… per vincere l’indifferenza e la paura.

prendiamo la parola 1

Assolutamente inattesa la partecipazione di tanta gente all’incontro proposto ieri sera nel teatrino della Collegiata. Circa 130 persone hanno accolto l’invito lanciato durante le messe di domenica e attraverso i contatti social

La domanda che ha guidato il nostro incontro è stata “semplice”: cosa ci chiede il Signore in questo tempo della storia? Su cosa ci sta provocando? Non era stato invitato nessun “esperto”; non volevamo fare una conferenza…
Ci siamo dati un metodo: abbiamo escluso il dibattito (soprattutto il ribattere alle affermazioni di altri come si vede fare nei talk show televisivi), preferendo una comunicazione positiva che valorizzasse il positivo detto dagli altri e favorisse la prosecuzione della riflessione. Abbiamo ascoltato molto e con attenzione quanto gli altri dicevano, i sentimenti che portavano, i desideri e le angosce, … i buoni propositi e il richiamo ai valori. Tanti sono intervenuti, uomini e donne, giovani e adulti; non per convincere altri o per far mostra di sé, ma aiutare una riflessione comune.
E’ molto difficile e forse anche ingiusto proporre una sintesi. Dico solo le cose che mi sono portato via dall’incontro a mo’ di “parole maestre” che guidano il mio percorso e fanno crescere la mia riflessione.

La violenza genera violenza: quello a cui stiamo assistendo è una spirale di violenza generata da altra violenza e dall’ingiustizia. La violenza è capace di generare solamente altra violenza e non c’è un modo di usare la violenza per il bene. Sento che devo guarire la violenza che c’è dentro me, ogni violenza.
La diversità genera paura e la paura genera la violenza: la paura è dentro di noi e cresce con l’aumentare del senso di insicurezza. Molti hanno paura e si sentono insicuri. La diversità che ci investe non viene quasi mai colta come un elemento positivo, ma piuttosto come una minaccia. Conoscere l’altro, sebbene diverso, guarisce la paura ed esclude la violenza.
L’accoglienza è la caratteristica del cristiano, è la parola evangelica che illumina questo tempo. E’ stata citata da diverse persone la parabola del buon samaritano, letta in chiesa due domeniche fa. La parabola ci insegna l’alterità e la possibilità di cambiare il corso degli eventi, di fare quel passo che cambia il corso della storia, grazie alla compassione e ad una presa in carico intelligente e progettata.
Queste cose mi riguardano. Superare l’indifferenza con lo stupore e la compassione. Infrangere quell’atteggiamento difensivo di impermeabilità che poniamo di fronte all’ennesima notizia di morte e di violenza. Concedersi la commozione, il pianto, lo stupore per ritornare ad essere “uomini umani”. Riconoscere la dignità dell’altro che è un uomo, una donna, con un nome e un cognome, con un famiglia con una rete di relazioni, …non un problema, non un numero, non un rifugiato, un clandestino …
Abbiamo un problema di conoscenza e di informazione. Non siamo ne’ informati, ne’ consapevoli di quanto sta accadendo, delle cause dei conflitti. Ci accontentiamo di giudizi superficiali e delle generalizzazioni. Non siamo informati sulla nostra fede e sulla vita e la fede degli altri. Abbiamo un problema di identità personale che ci rende deboli e timidi nell’incontro con l’altro che ci sembra più consapevole della propria identità. Occorre investire molto sull’educazione alla conoscenza della fede cristiana, all’accoglienza, alla compassione, al riconoscimento della dignità di ogni persona. Questo problema si traduce anche in una scarsa incisività dei cristiani sul piano sociale e politico.
– Questo tempo che viviamo ci fornisce grandi opportunità di incontro, di testimonianza, di confronto nella verità; possiamo cercare i punti di contatto con le persone, superando le ideologie. Cercare insieme la verità come realtà che ci precede e ci supera. Non dobbiamo costruirla, ma scoprila insieme.

prendiamo la parola 2

Rimane la domanda: e adesso cosa facciamo? Come diamo seguito a questo confronto e condivisione? Cosa posso fare io per cambiare il corso delle cose?

A me sembra che ci siano delle cose che possiamo fare fin d subito:
Cambiamo noi per cambiare il mondo. Era lo slogan del Campo lavoro di qualche anno fa’. Il cambiamento della cose parte da me, dalla mia vita e dal mio stile di vita. Parte dalla mia fede, dal mio stare di fronte alla vita, alla morte, al male, alla sofferenza. Parte dal mio vincere l’indifferenza, il giudizio e il pregiudizio, l’ideologia e la violenza che sono dentro di me e mi dominano in certe circostanze. La realtà cambia se cambio io, se sono capace di stupore, di compassione, di commozione… se mi prendo carico, se sento che quanto accade mi riguarda.
Un impegno di preghiera e di sacrificio perché tutto questo mi riguarda! Noi preghiamo per quello che ci sta a cuore. Portare nel nostro cuore queste sofferenze, le conseguenze della violenza e della guerra. La preghiera ci aiuta a non abituarci al male, riconoscendolo sempre come tale.
Il rispetto per la dignità di ogni persona, l’accoglienza di ogni diversità. Imparare e reimparare il rispetto per la dignità di ogni persona, fosse pure un nemico, un avversario. Essere umani, what else?
– Crescere nella conoscenza e nella consapevolezza delle cause della violenza e dell’ingiustizia. Collaborare a rimuovere le cause attraverso un impegno sociale e politico che parte dal ricupero del senso di responsabilità sulle cose e sulla realtà. Partecipazione invece di indifferenza e superficialità.

La lettura condivisa dell’omelia del papa a Redipuglia è stata la conclusione del nostro incontro.

Siamo usciti dall’incontro contenti di esserci riuniti; contenti dello stile del confronto,  consapevoli di dover fare qualcosa per superare la paura ed essere testimoni del Vangelo. Le proposte e le riflessioni sono state diverse, alcune molto diverse, ma tutte tese ad aiutarci a riconoscere cosa desidera il Signore da noi in questo tempo. E’ una domanda che dovremmo condividere più spesso e con maggiore semplicità. Ci abbiamo provato.

Per adesso grazie di esserci stati anche a coloro che avrebbe voluto esserci.

don Andrea

Una Risposta

  1. Condivido tutto quello che hai scritto, grazie per aver organizzato questo incontro,scusa se non ho partecipato di persona ,lo sapevo e l’ho dato come avviso domenica alla messa delle 10,30 al Suffragio,grazie di tutto ciao .

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