Imparo a fare il parroco … alla scuola di Ignazio e Policarpo

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Questa sera inizio ufficialmente il mio ministero di parroco a Santarcangelo. Oggi mi sono concesso un po’ di tempo per raccogliere le idee.  Mi sono incontrato con questa lettera, che è antica di quasi duemila anni. Sia chi l’ha scritta che chi l’ha ricevuta, oltre ad essere stato un bravo vescovo, è stato chiamato a testimoniare la fede in Gesù con il dono della vita nel martirio. Queste parole Ignazio di Antiochia le ha sigillate con il suo sangue e Policarpo di Smirne, che le ha ricevute, ha fatto altrettanto.

Fatte le dovute distinzioni, sento che queste parole hanno molto da dirmi in questo giorno e indicano uno stile che vorrei fosse il mio nell’esercizio del mio ministero. Riporto il testo con qualche sottolineatura per evidenziare le parti che mi hanno colpito maggiormente

Dalla «Lettera a Policarpo» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire 

Ignazio, detto anche Teoforo, augura ogni bene a Policarpo, che è vescovo della chiesa di Smirne, o piuttosto ha egli stesso per vescovo Dio Padre e il Signore Gesù Cristo.
Rendo omaggio alla tua pietà solidamente stabilita come su una roccia incrollabile e lodo e ringrazio il Signore che mi ha concesso di vedere il tuo volto di bontà. Possa io averne giovamento in Dio.
Ti scongiuro, per la grazia di cui sei rivestito, di continuare il tuo cammino e di esortare tutti perché si salvino. Fa’ sentire la tua presenza in ogni settore, tanto in quello che riguarda il bene dei corpi, come in quello dello spirito.
Abbi cura di mantenere l’unità, perché nulla vi è di più prezioso.

Porta il peso di tutti i fedeli, come il Signore porta te.
Abbi pazienza e carità con tutti, come già fai.
Attendi di continuo alla preghiera.
Chiedi una sapienza ancora maggiore di quella che già hai.
Vigila con spirito insonne.
Parla a ciascuno singolarmente, seguendo il modo di agire di Dio.
Porta le infermità di tutti, come un valido atleta. Dove è maggiore la fatica, più grande sarà anche il premio. Se ami solo i buoni discepoli, non ne avrai alcun merito. Cerca piuttosto di cattivarti, con la dolcezza, i più riottosi. Non ogni ferita va curata con lo stesso medicamento.
Calma i morsi più violenti con applicazioni di dolcezza.
In ogni occasione sii prudente come il serpente e semplice come la colomba (cfr. Mt 10, 16). Essendo composto d’anima e di corpo, disponi di esperienze nel settore materiale e spirituale. Esercita dunque la tua saggezza nelle cose che cadono sotto gli occhi e chiedi di conoscere quelle invisibili, perché nulla ti manchi e ti sia concesso in abbondanza ogni dono spirituale. Come il nocchiero domanda venti propizi, e chi è sbattuto dalla tempesta desidera il porto, così il momento presente fa appello alla tua opera perché tu possa giungere con i tuoi a Dio.
Sii sobrio come un atleta del Signore: il premio è l’immortalità e la vita eterna, come sai benissimo. Per te io offro in sacrificio la mia vita e queste catene che tu hai venerato. Non ti spaventino quelli che sembrano degni di fede, ma insegnano false dottrine. Sta’ saldo come l’incudine sotto il martello. È proprio di un valoroso atleta essere bersagliato di colpi e vincere. Dobbiamo sopportare ogni cosa per Dio, perché anch’egli a sua volta sopporti noi. Cresca sempre più il tuo zelo. Sappi cogliere il momento opportuno.
Spera in colui che è al di là di ogni vicissitudine, fuori del tempo, invisibile, e che per noi si è fatto visibile. Poni la tua fiducia in colui che, impalpabile e impassibile, ha accettato per noi la sofferenza e per noi ha sofferto ogni genere di tormenti.
Non siano trascurate le vedove. Dopo il Signore, sii tu il loro sostegno.
Niente si faccia senza il tuo consenso, e non far nulla senza Dio, come so che già non fai nulla senza di lui. Sii costante.
Le riunioni dei fedeli siano più frequenti. Invita ciascuno personalmente.
Non disprezzare gli schiavi e le schiave. Essi però dal canto loro non si ribellino e prestino anzi con maggior dedizione il loro servizio a gloria di Dio, per ottenere da lui una libertà migliore. Né pretendano di essere riscattati a spese della comunità, per non finire poi schiavi delle loro passioni.

Un programma semplice ed impegnativo. Ignazio e Policarpo, pregate per me e per la comunità di Santarcangelo.

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