Il Seminario casa accogliente per la Diocesi

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In occasione della Giornata Mondiale delle Vocazioni che tutta la Chiesa del 17 aprile, ma anche per le diverse chiacchiere e opinioni che circolano sul seminario, il settimanale Il Ponte nel numero in uscita oggi fa il punto sul Seminario, comunità dedicata alla cura per le vocazioni e luogo in cui si svolge la maggior parte delle attività vocazionali della Diocesi. Il Ponte ha chiesto a don Andrea Turchini, rettore del seminario, un aiuto per comprendere la situazione e le prospettive.

Da nove anni la comunità del seminario risiede nella nuova sede a san Fortunato. Qual è la situazione che state vivendo?
“La scelta di costruire un nuovo seminario, lo abbiamo detto più volte, è stata una scelta coraggiosa, distante dalle logiche speculative così diffuse nel nostro territorio. Il seminario non è stato costruito per aumentare il capitale immobiliare della Diocesi, ma per creare una struttura accogliente ed efficiente al servizio della comunità ecclesiale.
Quando la Diocesi, più di dieci anni fa’, ha pensato alla nuova struttura del seminario, non ha pensato ad un luogo isolato dove i seminaristi potessero stare in pace, ma ad una realtà viva che diventasse effettivamente il cuore della comunità ecclesiale riminese. Questa è la realtà del seminario così come si presenta oggi”.

Qualcuno sostiene che il seminario è vuoto. Quanti seminaristi ci vivono adesso?
“In questo momento tutti i nostri seminaristi teologi (che sono 5) sono presso il seminario Regionale a Bologna. Dal 2014 la Diocesi ha fatto la scelta di convergere per tutta la formazione teologica su Bologna, insieme alle altre diocesi della Regione. A Rimini è rimasto il percorso propedeutico al Seminario, che impegna un giovane per circa due anni, ma in questo momento non abbiamo nessuno che sta facendo il propedeutico; i due giovani che avevano iniziato l’itinerario a settembre, si sono orientati per altre scelte, come è normale che avvenga all’inizio di un percorso di discernimento”.

Ma allora il seminario è vuoto?
“Chi afferma queste cose evidentemente non è mai venuto in seminario, non ha mai oltrepassato il nostro cancello, perché raramente la nostra casa si presenta silenziosa e vuota. In seminario, dal settembre 2007 quando ci siamo trasferiti, non c’è mai stata solo la comunità dei giovani che si preparano a diventare preti, ma vi si svolgono tantissime attività formative e pastorali che trovano qui trovano accoglienza, sostegno e buone possibilità.
La presenza più significativa e più costante è quella dell’ISSR “A Marvelli” con i suoi quasi 50 docenti e 314 studenti (165 nel Cdl triennale; 67 nei due Cdl Magistrale; 37 nel Master in Arte sacra e turismo religioso; 34 nella Scuola di teologia pastorale e 11 nella neonata scuola di formazione al canto liturgico), che settimanalmente salgono a Covignano per seguire i corsi di studio previsti, e vivere un’esperienza di Chiesa che, spesso, va ben oltre le lezioni frontali.
Ci sono poi i frequentatori della Biblioteca diocesana “E. Biancheri” – in un anno più di mille – che per quattro pomeriggi alla settimana trovano in seminario un luogo favorevole allo studio e alla ricerca. Ma queste – diremmo – sono solo le presenze istituzionali.

Chi altro viene in seminario?
In seminario ogni settimana vengono decine di persone, soprattutto giovani o giovani adulti, che hanno la possibilità di trovare un’accoglienza per un dialogo spirituale e per una proposta di preghiera più adatta ai giovani.
In seminario si svolgono tradizionalmente tutte le iniziative della pastorale vocazionale, quella pastorale che sostiene le persone di ogni età nei passaggi importanti e nelle scelte di vita: gli incontri delle elementari e delle medie, che vedono la partecipazione di centinaia di ragazzi ad ogni appuntamento; gli incontri organizzati con gli adolescenti e con i giovani, che vedono la presenza di diverse decine di persone. Da quest’anno, un sabato mattina ogni mese, anche un appuntamento per gli adulti.
Molto importante per noi la collaborazione con le associazioni cattoliche giovanili (Scout e Azione Cattolica) che molto spesso collaborano con l’equipe del seminario per realizzare itinerari specifici rivolti ai ragazzi o agli educatori. Meritano una particolare menzione gli itinerari della terza media con l’ACR, i week end Tabor con l’AGESCI e, sempre con gli scout, i campi di formazione per capi tirocinanti (quest’anno 3 ci hanno coinvolto direttamente) e il campo di formazione metodologica.

Queste sono le proposte su cui voi collaborate, ma il seminario è aperto ad ospitare anche ad altre iniziative?
Certamente! Il seminario è spesso utilizzato anche da alcune realtà ecclesiali che trovano qui accoglienza e disponibilità: penso alle parrocchie che vi organizzano i ritiri in preparazione alla cresima o alla prima comunione dei loro ragazzi (lo scorso anno più di trenta, con una media di presenza di circa 40-50 ragazzi e catechisti); la pastorale familiare che svolge qui l’itinerario di formazione per le coppie guida dei gruppi sposi; l’apostolato biblico che qui riunisce i membri dell’equipe diocesana; i ministeri istituiti che qui hanno da sempre il loro punto di riferimento; le varie scuole di formazione pastorale per educatori, catechisti, operatori Caritas… che ormai danno per scontato che i corsi si svolgano in seminario.
A tutto questo si può aggiungere la vita ordinaria del presbiterio diocesano e dei diaconi (con i loro appuntamenti mensili) e di tutte quelle realtà (soprattutto ecclesiali) che sanno di trovare in seminario una casa accogliente e viva.
Solo per dare una stima approssimativa, abbiamo considerato che ogni anno, la struttura del seminario veda transitare circa 60 mila presenze (ovviamente non persone diverse, ma persone che, anche in modo ricorrente, frequentano la nostra realtà). Tutt’altro che una casa vuota.

Il seminario ospita solamente iniziative ecclesiali?
Prevalentemente sì, ma, in questi anni ci siamo aperti a diverse collaborazioni con realtà esterne che hanno molto apprezzato. Per fare alcuni esempi si possono citare gli eventi “Paradisiaca” (dall’antico nome del colle di Covignano chiamato colle Paradiso: ne sono stati proposti 3), organizzati insieme a diverse associazioni culturali del territorio di Rimini, aperti alle famiglie e alle persone della città. Le “Colazioni con l’autore” organizzati dalla Biblioteca, dall’ISSR e dal Seminario con gli autori di alcuni importanti testi pubblicati. Ultima, ma solo in termini di tempo, la collaborazione molto apprezzata con l’associazione culturale RiminialtRa, costituita per valorizzare la realtà culturale e paesaggistica della zona di Covignano in cui siamo inseriti.

Ma come si sostiene il seminario? C’è qualcuno che vi aiuta?
Il seminario ha due importanti fonti di sostentamento economico: le offerte dei fedeli e delle comunità della Diocesi e la rendita dagli affitti dell’immobile in via IV novembre di cui il seminario è proprietario. Anche in questo tempo di crisi economica siamo stati molto stupiti nel vedere l’affetto della gente per la nostra realtà. Oltre alle offerte che vengono dalle collette organizzate annualmente nella parrocchie, in questi anni abbiamo potuto godere anche di alcuni lasciti che ci hanno consentito di sostenere questa bella realtà per i seminaristi, per un servizio alla Diocesi e – di fatto – al territorio, in momenti oggettivamente difficili, dai quali non siamo usciti completamente indenni.

Ma quali sono le prospettive? Si parla di un vostro impegno in parrocchia.
La caratteristica del nostro seminario, come realtà educativa, è sempre stata quella di porsi in modo dinamico di fronte al cambiamento. Questo atteggiamento ci ha consentito di mantenere a Rimini l’unica comunità di formazione nelle diocesi della Romagna. La realtà della pastorale in Diocesi sta cambiando e crediamo che in questa prospettiva debba cambiare anche il processo di formazione, rendendolo più vicino a quella che sarà l’esperienza di vita dei futuri preti, così come la Chiesa la pensa oggi. Reputiamo che la prima parte della formazione (propedeutica), che ha come obbiettivo il discernimento sulla vocazione, debba avere la possibilità di una full immersion nella realtà della vita del prete, per aiutare i giovani a vivere un confronto più reale. Su questo aspetto il confronto ecclesiale è in fase avanzata, mentre si stanno valutando le possibili concretizzazioni.
Ma il seminario non chiude.

Fonte Newsrimini

 

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