Dammi tre parole

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è apparsa la grazia di Dio, che porta sal­vezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’em­pietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, … (Tt 2,11-12)

Questo testo di san Paolo a Tito, che avevamo letto anche nella messa della notte di Natale, da qualche anno mi colpisce per la sua concretezza.

A fronte della venuta del Signore celebrata nel Natale, a noi è chiesto (come ai pastori e come a magi) di metterci in movimento, di corrispondere a questa venuta con un’accoglienza con un cambiamento di vita. Paolo esprime tale esigenza di cambiamento prima di tutto in modo negativo: rinnegare empietà e desideri mondani.

Sono due espressioni non di uso comune che devono essere contestualizzati. Nella Bibbia l’empio è l’uomo che vive facendo a meno di Dio, bastando a se stesso, confidando nelle proprie risorse e capacità. La Bibbia stigmatizza questo atteggiamento come una presunzione stolta. Certamente accogliere il Signore richiede di rinnegare l’empietà, altrimenti si rischia la fine di Erode, che interpreta la nascita del “Re dei Giudei” come una minaccia; o come l’indemoniato di Cafarnao: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!” (Mc 1,24). I desideri mondani, riportati in auge dal linguaggio di papa Francesco, sono tutte quelle attrattive che ci rapiscono, ma che durano lo spazio di un momento. Sono tutti quei desideri che non alimentano la nostra libertà e non ci fanno spiccare il volo.

La proposta di cambiamento di Paolo è racchiusa in tre parole: sobrietà, giustizia e pietà. Mi colpisce la positività di questa proposta che non comporta nessun giudizio negativo, ma è tutto un cammino in prospettiva di crescita.

Sobrietà è l’atteggiamento che ci da uno stile nella relazione con le cose considerate buone, ma sempre un mezzo e non un fine. Una vita sobria è una vita che possiede il bene di tutto il necessario, ma che non ricerca il superfluo, non si appesantisce con l’inutile, perché sa risparmiare le energie per ciò che costituisce una ricchezza più grande; si mantiene leggera per essere pronta a rispondere a ciò che è importante.

Giustizia è l’atteggiamento e lo stile che domina la relazione con le persone, rispettate nella loro dignità e mai usate per altri scopi. Sappiamo dalla Scrittura che la giustizia non è semplicemente l’astenersi dal male, ma cercare il bene più grande (Cfr. Mt 5, 20-48).

Pietà è evidentemente il contrario dell’empietà. Significa impostare la propria vita avendo Dio come un punto di riferimento necessario, la sua volontà come regola suprema, l’amore come respiro di vita.

Una vita ispirata a sobrietà, giustizia e pietà è una vita pienamente umana. Possiamo cominciare (o continuare) a viverla seguendo Gesù, che oggi, in questa festa del Battesimo, ci viene indicato come l’uomo vero, l’uomo in cui Dio Padre ha posto il suo compiacimento.

Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo. (Gaudium et spes, 41)

Buona strada in questo tempo che segue le feste di Natale.

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