Dalle illusioni alla speranza. Buon anno 2016

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C’è una contraddizione stridente nella festa di Capodanno.  Da un lato tanta gente che fa festa e, con invincibile ottimismo, si augura che il prossimo anno sia un tempo bello e positivo; dall’altro la realtà dei fatti che – ragionevolmente – non ci consente di sperare che molte delle cose che abbiamo vissuto nell’anno appena passato possano effettivamente andare meglio. Eppure una inguaribile speranza pervade il cuore di tutti: buon anno ci si augura a vicenda.

La realtà che viviamo è drammatica: siamo nel mezzo della terza guerra mondiale (anche se combattuta a pezzi – come dice Papa Francesco); milioni di persone stanno fuggendo dalle loro case e dai loro paesi a causa della guerra, della violenza, della mancanza delle possibilità minime di vita per loro e le loro famiglie e faticano a trovare accoglienza presso i paesi del primo mondo creando situazioni di ingiustizia vergognosa; la disoccupazione in Italia non accenna a diminuire sensibilmente e, soprattutto tra i giovani, non ci sono molte speranze di occupazione a breve termine e in modo diffuso; la natalità in Italia è ai minimi epocali e i matrimoni (sia religiosi che civili) diminuiscono ogni anno. La sfiducia delle persone nelle istituzioni (compresa la Chiesa) è in continuo ribasso; cresce la rabbia delle persone che si sentono ignorate e prese in giro da un sistema che, nonostante i lifting elettorali, nutre se stesso con ingiustificabili privilegi e mantiene una corruzione sistemica che non si riesce a debellare. Il pianeta è al collasso climatico ed ecologico: se non muta velocemente il nostro stile di vita, in breve tempo non avremo le risorse per vivere e senz’altro non le avranno le generazioni future alle quali stiamo lasciando in eredità un mondo invivibile…

Ma noi festeggiamo e ci auguriamo un buon anno!

Ma come potrà essere un buon anno? quali sono le motivazioni per cui possiamo ragionevolmente sperare che il prossimo anno possa essere migliore di quello che è appena passato? come non ridurre tutto ad un rito catartico e illusorio che ci gratifica per poche ore, rilanciandoci poi in quella realtà dove la situazione è quella che conosciamo?

Certamente non tutto va male!

Sia Papa Francesco che il Presidente Mattarella, ieri sera ci ricordavano che in mezzo a tanta sofferenza e a tante situazioni problematiche c’è anche tanto bene che non fa rumore, che cresce silenziosamente, ma in modo significativo ed incisivo. Ma questo bene è diffuso è sufficiente per fondare la nostra speranza? se sì come riconoscerlo, coltivarlo e farlo crescere?

Nelle letture bibliche della messa di oggi, festa della Madre di Dio, ci sono due spunti che mi sembrano interessanti – soprattutto per le persone che credono – per fondare una speranza e poter guardare con occhi nuovi il tempo che ci attende.

Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, … (Gal 4,4)

Il Natale e con esso l’inizio del nuovo anno, dice di una presenza inedita nella storia, che è la presenza di Dio. Nel Natale, Dio, l’eterno, è entrato nel tempo e l’ha fatto suo, l’ha unito inscindibilmente a sé. Questo tempo che viviamo non è dunque un tempo in cui siamo abbandonati a noi stessi, alle nostre buone intenzioni (quelle di cui è lastricata la via dell’inferno) e alle nostra incapacità a tradurle in fatti di vita nuova. Questo tempo è un tempo in cui la presenza di Dio, anch’essa nascosta e silenziosa, ma incisiva e decisiva, ci conduce ad un fine di bene per il quale siamo chiamati a collaborare con le nostre energie, la nostra intelligenza, la nostra volontà, la nostra fantasia. Sarà un anno buono non se aspetteremo che le cose cambino intorno a noi, ma se orienteremo la nostra vita a quel bene verso cui Dio ci sta conducendo. Non è detto che cambieremo il tutto mondo e tutte le cose in modo definitivo, ma cambieremo la nostra vita e quella di chi vive intorno a noi.

theotokos_icona_coptaLa festa della Madre di Dio mette al centro una ragazza (una donna) chiamata a collaborare con Dio che entra nella storia mettendo in gioco la sua libertà, la sua volontà, la sua fede, la sua speranza, la sua responsabilità. Il suo ‘sì’ libero e totale, silenzioso e concreto, consente a noi oggi di poter dire: Dio abita nel mio tempo, nella mia storia, in questo nuovo anno che comincio.

Non c’è un modo diverso di cambiare le cose: quello accolto da Maria è il modo per cui la realtà può assumere un colore diverso. Dio chiede ad ognuno di noi di essere quel “grembo accogliente” attraverso cui lui può entrare nel mondo e nella storia degli uomini, in modo silenzioso, concreto e incisivo.

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. 16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. (Lc 2,15-20)

GiovanniPastore

Ritornano i pastori, uomini concreti, ad aiutarci a comprendere come l’inizio di questo anno può essere fondato sulla speranza. Essi hanno fatto l’esperienza di un incontro straordinario: gli angeli hanno loro annunciato che quel bambino nato a Betlemme è il Cristo Signore, e sono stati testimoni di una teofania angelica. Essi vanno a Betlemme senza indugio ed aiutano quelli che si trovano lì accanto alla mangiatoia a comprendere il senso dei fatti che stanno accadendo. Loro hanno ricevuto la chiave interpretativa per poter riconoscere la provvidenza di Dio in fatti ordinari (la nascita di un bambino) e drammatici (una nascita in situazione di esclusione – “non c’era posto per loro”); loro aiutano tutti gli altri – compresi Maria e Giuseppe – a comprendere che proprio in quelle circostanze la gloria di Dio si è rivelata nel mondo, in modo silenzioso, ordinario e concreto. I pastori svolgo il ruolo dei profeti di cui il mondo ha sempre bisogno.

Anche noi in questo nuovo anno abbiamo di pastori-profeti che ci aiutino a guardare in modo più profondo le cose, non semplicemente facendo la media fra quello che va bene e quello che va male, ma aiutandoci a comprendere in quali modi Dio manifesta la sua presenza nel mondo, in che modo possiamo riconoscere la sua presenza viva nel nostro tempo, quando tutto ci sembra – invece – denunciarne l’assenza. Abbiamo bisogno di “uomini e donne di Dio” che non si lasciano abbagliare e scandalizzare dal male e dai problemi, ma sanno indicare la via attraverso la quale il Signore viene a visitare il suo popolo.

I pastori se ne vanno festeggiando, forse i primi che hanno fatto una festa di capodanno, perché hanno visto che quello che era stato detto loro corrispondeva alla verità. Hanno festeggiato perché hanno riconosciuto la presenza di Dio nel mondo ed hanno aiutato altri a riconoscerla.

… la comunità evangelizzatrice gioiosa sa sempre “festeggiare”. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi. (Evangelii gaudium 24)

Facciamo festa in questo primo giorno dell’anno perché questo tempo “nuovo” che il Signore ci dona è un tempo abitato da lui. Questo tempo potrà essere nuovo per noi, non se ci aspetteremo illusoriamente che le cose cambino, ma se, abitati dalla speranza, sapremo farci collaboratori del Signore che, divenendo uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi per condurre l’umanità tutta ad un destino di bene e di pace.

Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace. (Nm 6)

 

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