Una formazione continua e permanente

Articolo pubblicato sul sito regionale dell’Agesci sezione Fo.Ca.

Immagine

Esisteva un tempo, non tanto lontano – in verità -, in cui le cose imparate in età giovanile avevano un valore permanente. Se volevi imparare a fare il ragioniere, il calzolaio, il meccanico, il panettiere, il prete … c’era un periodo della tua vita in cui “imparavi il mestiere” che avresti svolto per tutto il resto della tua vita.

Anche per un educatore le cose funzionavano più o meno così: quando avevi imparato a “trattare” con i ragazzi di una certa età, acquisivi competenze che potevi spendere nel corso di tutto il tuo servizio educativo… Ma quel tempo è passato!

I rapidi mutamenti del contesto e i diversi processi di educazione e formazione che sono in atto, ci portano alla chiara consapevolezza, che la formazione debba essere permanente e che nessuno tra noi si possa dichiarare esente da tale esigenza di formazione.

formazione-permanente-45162620Ma, detto questo, come si attua questa benedetta formazione permanente? Provo ad indicare alcune piste emerse anche dal confronto con altri formatori.

 

Vivere il quotidiano con occhi e cuore aperto a ciò che accade e che mi provoca. La formazione non è solo frutto di corsi, stages e convegni, ma è la capacità di stare nel quotidiano in modo adulto e consapevole, lasciandosi provocare e – direbbe papa Francesco – inquietare. L’inquietudine provoca domande e le domande portano ad una ricerca; questa apertura alla ricerca è la prima e più importante pista di formazione permanente.

Abitare in modo significativo gli ambiti di confronto comunitario a vari livelli, per condividere le domande e i percorsi di ricerca. Questi ambiti per noi sono la Co.Ca e la Zona, ma anche un consiglio pastorale o un’assemblea diocesana, così come un consiglio comunale o un consiglio di classe. Se non riduciamo il nostro incontrarci a risolvere dei problemi o ad organizzare eventi, se abbiamo il coraggio di stare di fronte alle domande importanti che ci vengono dal nostro rapporto con i ragazzi e i giovani e cerchiamo insieme delle piste e delle risposte, facciamo diventare questi momenti una bella occasione di formazione permanente.

Concedersi in ogni unità di tempo (giorno, settimana, mese, anno), un periodo in cui sto di fronte alla realtà, alle persone e al mondo, non a partire dal “secondo me …”, ma assumendo il punto di vista di una persona autorevole e significativa (Dio, un maestro di pensiero e di vita, un educatore, un altro adulto, un docente, un artista…) che mi aiuti a vedere la realtà e il mio impegno educativo con un altro sguardo, uno sguardo che mi consente di allargare il mio orizzonte e di crescere nella comprensione della realtà. Un momento di preghiera, la lettura di un libro, la partecipazione ad un convegno o ad un evento formativo in associazione, un corso universitario … Non importa quale sia il mezzo; l’importante è che io trovi il coraggio per riconoscerlo come necessario per me e la modalità concreta per concedermelo.

E poi il resto verrà da sé perché come si sa, l’appetito vien mangiando.

don Andrea Turchini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

Una (P)parola condivisa

Condivisioni sulla Parola quotidiana e domenicale

ilbiancospino

poesia in foto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: