O Sapienza …. dono da invocare, virtù da ricercare

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Dal libro del Siràcide    cap. 4

Chi ama la sapienza ama la vita, chi la cerca di buon mattino sarà ricolmo di gioia…
Dapprima lo condurrà per vie tortuose, lo scruterà attentamente, gli incuterà timore e paura, lo tormenterà con la sua disciplina, finché possa fidarsi di lui e lo abbia provato con i suoi decreti;
ma poi lo ricondurrà su una via diritta e lo allieterà, gli manifesterà i propri segreti e lo arricchirà di scienza e di retta conoscenza.
Se egli invece batte una falsa strada, lo lascerà andare e lo consegnerà alla sua rovina. 


La Sapienza non coincide con la scienza; un termine più moderno la potrebbe assimilare con quella competenza che è frutto dell’esperienza di vita, ma ancora siamo lontani dal concetto biblico, perché la Scrittura è molto ferma sul fatto che la Sapienza è un dono di Dio, da cercare ed invocare, un dono dello Spirito Santo, secondo la catechesi ecclesiale.

Questo testo del libro del Siracide ci testimonia l’esigenza di una fatica e di un travaglio per ottenere il dono della Sapienza; non è qualcosa che si può presumere di ottenere con uno stile  di vita da low cost, ma ottenere la Sapienza richiede un allenamento costante e un impegno quotidiano; una volta raggiuntala, dopo aver percorso vie tortuose, si avrà una retta conoscenza e una ricchezza di scienza.

Perché è così importante questo dono della Sapienza? Perché ci libera da due riduzionismi molto diffusi nella cultura contemporanea, due modi di vivere la vita “al minimo” che umiliano la dignità dell’uomo.

Il primo riduzionismo è quello di chi crede che si possa vivere in pace seguendo delle ricette: dimmi cosa devo fare e io lo faccio! Si tratta della tentazione diffusa tra coloro che non vogliono affrontare la fatica di fronteggiare le situazioni problematiche e complesse che la vita inevitabilmente ci propone; avere un ricetta per ogni situazione – come i Disneyani Qui, Quo e Qua avevano il loro “Manuale delle Giovani Marmotte” -, con una risposta disponibile e pronta per ogni situazione difficile: è un’aspirazione che purtroppo è presente nel cuore di tanti uomini e donne, desiderosi di semplificarsi la vita e di avere qualcuno che pensa al posto loro, a patto di vedere soddisfatti i propri bisogni primari.

Il secondo riduzionismo o tentazione, altrettanto antica e radicata, è quella delle ideologie, che sono state  – e sono –  quanto di meno sapienziale l’uomo abbia potuto esprimere. L’ideologia si presenta normalmente come un criterio di riferimento forte per interpretare la realtà, quasi che la realtà stessa debba adattarsi alla forma del pensiero: se questo non accade diventa necessario modificare la realtà, anche violentemente!

La Sapienza, soprattutto quella che viene dall’alto, alimenta quella disponibilità a saper riconoscere nella realtà i “segni dei tempi”, gli orientamenti che dovrebbero ispirare le scelte dell’uomo, perché quella realtà è abitata da Colui che è il principio della Sapienza; quella realtà porta in sé stessa l’impronta vivente di Colui che l’ha creata.

In questi giorni che seguono la Pentecoste, possiamo continuare ad invocare lo Spirito di Sapienza, perché ci insegni a vivere in questa realtà riconoscendo la volontà del Signore – che si manifesta nei fatti della storia – e ci doni la libertà di cuore di aderire con immediatezza ai suoi appelli.

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